IV Premio Letterario “Città di Sarzana”

 ASSOCIAZIONE CULTURALE    POETI SOLO POETI POETI

TROFEO “CITTA’ DI SARZANA”

Luigino Vador e Nicolina Ros

Libro di narrativaL’ultima stazione”

I coniugi Vador e Ros mostrano, nel cammino condiviso della vita, affinità elettive profonde. Perciò non meraviglia che il romanzo L’ultima stazione sia stato scritto a quattro mani per parlare di un viaggio reale, ma anche del cuore, compiuto a ritroso nel tempo. Il protagonista, Luigi, ripercorre la terra e la vita dei suoi avi friulani, sulla scia dei ricordi cristallizzati nella sua mente di bambino attraverso i racconti dello zio Gigi.

Nelle sue rimembranze manifesta rispetto, venerazione, spirito d’emulazione nei confronti del grande patriarca i cui pensieri ed azioni sono regolati da “metodo e rigore”, “ordine e disciplina”. Dai montuosi e boschivi paesaggi della Carnia sovrastati da cieli adamantini al Centro Europa con le sue imponenti ed austere architetture, le vicende sono cadenzate dal ritmo delle stagioni, animate dalle mansioni svolte nei campi da una società contadina in cui ognuno ha il suo ruolo definito, assegnato e mantenuto in base ad una ferrea scala gerarchica. Gesti ripetuti ed abitudini inveterate scorrono sotto lo sguardo di un bambino instancabilmente curioso del mondo e degli uomini da cui vorrebbe risposte che spesso non giungono, perché là gli adulti vanno di fretta, troppo impegnati nel lavoro di un’economia chiusa ed autosufficiente.

Ne consegue che s’impara attraverso una fervida osservazione completata da un’efficace deduzione e che, comunque, tutto ruota attorno alla figura, alle azioni e alle decisioni del capo famiglia. “Lui decideva, lui pianificava, lui organizzava, lui faceva da supervisore, come quando avveniva la semina”.

Lui e solo lui agiva: gesti ripetitivi, misurati come “in una liturgia solenne”, mentre i familiari, quasi comparse di una scena, rimanevano in devota osservazione (interessante la lettura delle pagine 81 e 82). Il ritratto del patriarca è sanguigno: autoritario ed intransigente, generoso, di ciò che era necessario non lesinava mai nulla, ciò che diceva era inopinabile, ammirava il pragmatismo tedesco che aveva assimilato lavorando nelle fornaci in Austria. Altro personaggio di spicco era la moglie Lucia che rappresenta lo stereotipo delle donne di quel tempo e di quella società. Sempre vestita di nero, coi capelli raccolti in una crocchia, ogni tanto annusava tabacco, era l’ombra del marito che assisteva amorevolmente; buona ed attenta ai bisogni ed alle richieste dei familiari, talvolta brontolava, ma taceva quando lo vedeva nervoso.

Questo spaccato di vita rude e difficile, ma genuina, vede una totale simbiosi con la natura, ma soprattutto un rapporto d’amore con gli animali da un lato ed un’adesione intima con la religione dall’altro.

Nicoletta Ros

Libro di poesia “Vento di poesia”

La grande sensibilità di N. Ros si manifesta in questa raccolta poetica quando l’Autrice s’inchina trepidante al mistero ed alla bellezza del creato e il suo animo fluttua tra opposte emozioni che la parola poetica carpisce e cristallizza. Scrive infatti: “Ed io che non ho mai giocato/ con la vita/ d’improvviso pettino parole/ le acconcio a festa/ le trucco /con magici pennelli/ mossi/ da vento di poesia”. Ne scaturisce un quadro fantasmagorico che delicatamente ora accoglie, tra luci ed ombre, i principi vitali di Madre Terra ed il loro tripudio, stimolando la gioia del vivere, ora percepisce la sua, la nostra dimensione terrena “nel tempo che ritorna/ e ancora,/ fugge/ lasciando nell’anima/ il serpeggiare dei suoi segreti irrisolti”(Profumo di gelsomino).

Nicoletta Ros

Silloge di poesia Sez: D ” Sensazioni”

Vibrano le sensazioni di Nicoletta Ros quando sfiora momenti ed esperienze di vita che lasciano tracce nel cuore. La poetessa lancia accorati richiami, evoca speranze deluse mai prone, rivolge sguardi sognanti alla natura ingiustamente violata. Su tutto aleggiano “epidermiche vibrazioni/ che scolpiscono/ la transumanza di giorni/ per forza accettati che esaltano/ l’ebbrezza di altri/ centellinati a sorsi rosati”, mentre sulle orme di un’umanità dolente Dio, speranza, amore  sono riferimenti essenziali nell’attesa del riscatto.

 
Recensione 2016 Prof. Marisa Vigo Presidente di Giuria

Nicoletta Ros

Sez.: B  “Libro di Poesia Edita

“Vento di Poesia”

Il delicatissimo libro di poesie di Nicoletta Ros costituisce uno dei rari esempi di un animo così profondamente sensibile e romantico per l’intenso e pregnante amore verso la Natura, verso il Creato.

Nelle liriche, pennellate con dolcezza e levità di sentimenti, esplode, infatti, in tutta la sua potenza e bellezza, la Creazione.

Ogni elemento naturale, dalla Terra, all’Acqua, all’Aria, al Cielo, alle Nuvole, al Vento, viene dalla poetessa spontaneamente evocato, invocato, ricordato, esaltato nel nome di un “Artista”, che ne è stato l’Assoluto Artefice.

Quello della Ros è un estatico inno alla Natura ed alla Vita, in tutte le sue stupende sfumature e manifestazioni, anche le più dolorose e nostalgiche, come nelle poesie “Due Novembre” e “Nostalgia lieve”.

Scrive l’autrice: … “Magari faticosa e illogica/ sei stata/Vita!/Eppure amata, sempre./

Anche nelle tormente/che sconvolgono i sogni./ …Anche da chi,/…ti ha rinnegata…/Vita!/ Comunque e sempre”.//

E poi ancora …”Viene dall’infinito”/un canto tenero di bimba./

Muove nostalgia/che seppure lieve/increspa il cuore”.//

In quasi tutti i componimenti è presente l’“eccelsa mano di Artista”, come la poetessa definisce Dio, che ci ha fatto dono di cotanta armonia e perfezione della Natura in tutto il suo gioioso tripudio.

L’uomo non ha il diritto di violentarla, profanarla, deturparla: “Ricordati, uomo… Profani la Natura/di rovi la riempi. Nessuno ti salva/uomo/da tanta stupidità”//, scrive Nicoletta Ros; è lui che ha il dovere di amarla, rispettarla, proteggerla, perché “E’ per farla esplodere/che il Creatore l’ha posta/sul palmo delle tue mani/.

In alcuni componimenti, lo stupefacente e stupito abbraccio simbiotico con la Natura è, in climax, più accentuato: “Ho abbracciato il Sole…/ Ho cantato alla Luna…/Ho confidato al Vento…/Ho gridato alle Stelle…/Ho sussurrato alle Nuvole…/e l’uso sapiente dell’anafora conferisce ai versi una melodiosa musicalità e dolcezza.

Nella lirica “Una carezza” prosegue ancora l’autrice “Nella Pioggia:/ho pianto di tenerezza/ho pianto di tristezza,/ho pianto di gioia/ho pianto di dolore/ di melanconia e furore/.

Nei giorni di stanchezza/Vita,/ho sognato una tua carezza…”//

La natura è “Poesia!”/ Estasi, dal limbo liberata”…, scrive la Ros in “Anamnesi di un sogno”.

Ed allora, quale modo più felice e spontaneo di cantarla, se non ispirati dal “vento di poesia”?

… “d’improvviso pettino parole/le acconcio a festa./le trucco/con magici pennelli/mossi/da vento di poesia”.//

Recensione  2016 Prof. Ornella Antonucci

PRESIDENTE DEL PREMIO LETTERARIO E ASSOCIAZIONE PSPP:  SUSANNA MUSETTI

VICEPRESIDENTE ASSOCIAZIONE PSPP:  GIUSEPPE DI LIDDO