IV Premio Letterario “Città di Sarzana”

 ASSOCIAZIONE CULTURALE  POETI SOLO POETI POETI

 

TROFEO “Poeti solo Poeti Poeti”

Lorenzo Landini

 

Libro di poesia: Sindrome d’amore

 La raccolta poetica è la dimostrazione tangibile che esistono anche oggi uomini profondamente buoni e sensibili per i quali gli affetti familiari e l’umana pietas verso i deboli e gli afflitti sono elementi fondanti della vita.

Pur tra le tribolazioni che essa riserva, e quelle di Landini non sono state lievi, la capacità di accettazione reattiva permette di maturare e crescere nell’intimo, di guardare se stessi,  i propri cari ed il mondo esterno con occhi più puri senza inutili condizionamenti.

Ne scaturiscono composizioni che ora stigmatizzano i mali sociali e politici diffusi nel mondo, ora rivolgono lo sguardo all’autenticità della natura ed alle piccole cose che scaldano i cuori, ai ricordi, agli affetti familiari. Su tutto il sostegno dell’afflato divino.

I versi di Lorenzo Landini mai escludono l’ottimismo e la speranza per sé e per la propria famiglia, per il mondo, per il futuro, che potrà essere costruito solo attraverso l’amore, perché, scrive, “Anche l’uomo più duro si piega per amore: una semplice carezza è un terremoto al cuore”.

Non manca, infine, la capacità di osservare i tipi umani e i loro comportamenti nella quotidianità, con sguardo disincantato, stemperato da una vena ironica.

Recensione 2016 Prof. Marisa Vigo Presidente di Giuria

 Sindrome d’amore

Si può definire Lorenzo Landini, senza tema di essere smentiti, il “Cantore dell”Amore” di ogni epoca, di ogni tempo, perché questo sentimento non ha né tempo né spazio.

Nelle sue liriche, straordinarie per la sua profonda sensibilità e spontaneità, stupisce soprattutto il trionfo dell’amore, unica ed appagante ragione di vita, “motore dell’Universo”, che, solo, ha il potere di tramutare in magia ed incanto anche le “cose” più insignificanti, travalicando dolori, afflizioni e persino la morte. Ciò meraviglia soprattutto nel mondo contemporaneo, dove regnano incontrastati indifferenza ed egoismo.

L’amore “A triste e dura sorte dà coraggio” scrive il poeta, e, senza di esso, “pure la tua vita perde sostanza”.

Con l’intendimento di trasmettere questo “vero sentimento”, egli ha scelto il genere della Poesia per l’immediatezza del suo linguaggio e del messaggio che ad esso sottende.

Quello di Landini, infatti, è un autentico e sincero inno al Creato ed al suo Artefice, anche nei momenti più tristi e penosi della nostra esistenza.

Come è ben evidenziato nella struggente lirica “L’essenza”, in cui l’autore esprime il suo profondo dolore di padre per il figlio mai nato, che definisce “essenza del cuore” e “lembo del mio cuore”. Perderlo, è come “tirar via dal sole un raggio”./ Chiari sono i rimandi al Carducci più intimo, degli affetti familiari, di “Pianto Antico” e “Funere mersit acerbo”, per la contrapposizione fra vita e morte, rappresentati dal verde e vermiglio melograno, che sempre rifiorisce, ed è l’emblema della vita e della solarità, ed il nero e freddo buio della tomba, simbolo di morte.

“Quel piccolo che al corpo mio donò potenza,/ che dall’abisso risollevò il morale…” ed ancora “…nel mio cielo…si è spenta una cometa”, scrive Landini, rievocando il grande poeta versiliese.

Convinto e sincero paladino della sacralità del matrimonio, dell’unità familiare, della gioia reciproca del dono di sé, nella composizione “Sindrome d’amore”, che dà il titolo all’opera, egli esprime la potenza del sentimento che lo lega alla moglie, nei versi “…rimani al mio pensiero incastonata/ se ti spegnessi tu la notte muore”/… di sindrome d’amore mi rivesti./

Il manifesto della poetica di Lorenzo Landini è da considerarsi, senza dubbio, la bella lirica “Bisogno d’amore”: la vita nasce dall’amore e la Natura e tutto il Creato sono espressione e riflesso dell’infinito amore di Dio.

L’uomo nasce da un grandioso atto d’amore, è fatto per darlo e riceverlo a sua volta: insomma, ha bisogno d’amore.

… “Anche l’uomo più duro, si piega per amore:/ una semplice carezza è un terremoto al cuore”/, scrive. L’amore è “luce”, gioia, dono: … “attingere all’amore è dare vita al cuore”.// è il dolcissimo verso conclusivo della poesia. Questo è anche il messaggio più semplice e naturale che il poeta, nelle composizioni di aperta denuncia sociale e civile, intende inviare ai potenti, definiti “sepolcri imbiancati”, che mirano esclusivamente al carrierismo più abbietto ed all’ “infame” profitto economico, con la speranza che si ravvedano in nome della pietà verso i più deboli e sfortunati.

Recensione Prof. Ornella Antonucci

Alba

La Natura è sempre prodiga di doni e ci regala stupendi momenti della giornata: dall’alba variopinta alla nera notte.

La lirica, pur semplice di contenuto e di forma espressiva immediata, è suggestiva e ricca di fascino. E’ un “bozzetto impressionistico” attonito, ingenuo, festoso, che ricorda lo splendido dipinto “Impression soleil levant” di Claude Monet.

Il tema centrale è l’amore per la realtà naturale nei suoi vari fenomeni, anche quelli che paiono scontati, come l’alba, ma capaci sempre di emozionare gli animi sensibili.

Il sole appena nato annuncia dolcezza e conforto nella nostra quotidianità ed è un “evento” così esaltante, metaforicamente inteso come “un ritorno alla vita”, che ogni volta ci sorprende come fosse la prima.

Al suo apparire, tutto il Creato si risveglia, pronto ad accogliere gioioso il nuovo giorno “…Anche il bosco si sveglia in un canto/ alla luce ora inneggian gli uccelli”/…, scrive Landini.

Per la profonda delicatezza e levità colpisce la similitudine fra la Terra, che, emozionata, “si prepara all’evento” straordinario dell’alba ed una “sposa già in veste nuziale”, che, con la stessa trepidazione e gioia, con lo stesso sentimento d’immortalità e sacralità, attende di suggellare il suo amore: “Nell’attesa è immortale il momento”.

Di sapore francescano, il componimento è un vero, autentico canto d’amore, un inno gioioso di pura bellezza alla Natura, una sognante contemplazione di uno dei più “metafisici” spettacoli della Creazione Divina.

Il “nero manto” della notte simboleggia il buio della morte, che tutto inghiotte e dissolve.

La luce accecante dell’alba, che vi subentra, rappresenta la metafora più efficace e felice della vita e del suo eterno, perpetuo rinnovarsi.

Ornella Antonucci.

Il disastro

Il sentimento d’amore, di dolore, di rabbia caratterizzano questa lirica struggente, ma al contempo lieve, delicata e ricca di dignità e compostezza.

La morte di un figlio è la sciagura più immane, ingiusta, brutale ed assurda che possa abbattersi sull’umanità: annichilisce l’uomo e la Natura stessa.

Nel componimento “Il disastro” Lorenzo Landini fa riferimento alla tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956.

Comprendendo in un abbraccio simbolico tutti coloro che hanno perduto il proprio figlio in modo tragico ed atroce, esprime sconquassanti sentimenti di “amarezza e rabbia, tristezza, angoscia e pur disperazione” di un padre per la morte del figlio ancora piccolo nel “disastro” in miniera, di cui non è dato sapere le cause, … “il fatto, la pazzia, oppur l’umano errore”, scrive.

Questo padre per certo sa che gli è stato strappato prematuramente e con quale assurdità nella stagione più tenera della vita e nessuno, nemmeno le persone più care e sensibili, riesce a trovare per lui parole di conforto, di consolazione, … “ma tutti si battono, pur nel dolore, chiedendo giustizia”.

Eppure quest’uomo ha ancora voglia di lottare per capire le cause di quel drammatico incidente ed approdare alla verità.

Che cosa resta da fare, allora, ad un padre privato brutalmente del suo bene più prezioso?

Aggrapparsi pervicacemente alla fede per poter sopravvivere. Rivolgersi a Dio, supplicandolo di morire al più presto per ricongiungersi al figlioletto e riabbracciarlo con tutta la potenza del suo amore paterno.

Nei versi conclusivi della poesia, la fervente invocazione al Signore, che guida l’uomo nel suo cammino esistenziale, e ne decide la vita e la morte, perché “risorga i suoi figli”, rivela la profonda, incrollabile fede di un uomo, che riesce ad accettare un simile dolore nella certezza dell’aiuto divino. Nella lirica non traspaiono moti d’odio né di condanna verso un destino maligno ed imponderabile.

Come già nel Carducci delle liriche “Pianto Antico” e “Funere mersit acerbo” al quale sono evidenti i richiami per l’analogo destino di dolore e morte del figlio “pargoletto”, anche nella poesia di Landini non traspaiono moti di odio né di condanna verso un destino maligno ed imponderabile che li accomuna.

Recensione Prof. Ornella Antonucci

 

PRESIDENTE DEL PREMIO LETTERARIO E ASSOCIAZIONE PSPP:  SUSANNA MUSETTI

VICEPRESIDENTE ASSOCIAZIONE PSPP:  GIUSEPPE DI LIDDO