IV Premio Letterario “Città di Sarzana”

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 Premi Speciali “Premio Emigrante”

Enrico Chiastra

Urlo di Speranza – Pensiero di un attimo
Apprezzabile è il tentativo di scrivere due poesie sul tema dell’immigrazione, in cui si avverte la sentita partecipazione dell’autore nei confronti degli esuli, costretti dalla “follia del prossimo” ad abbandonare la propria patria, bombardata e distrutta da un’assurda guerra, dalla barbarie umana, che semina solo dolore e morte.
“Non ho più casa/non ho più famiglia”, scrive l’autore nel componimento “Urlo di speranza”.
La speranza, duplice, di superare “il passaggio verso un’altra patria” e di ritornare nel proprio Paese per poi morirvi, una volta cessata la guerra… “E quando non ci saran più le armi/Tornar nel mio amato Paese/ Indi, finir la vita lì senza pretese”.//
Positivo e sentito è anche il contenuto della seconda composizione “Pensiero di un attimo”, in cui Enrico Chiastra fa riferimento alle tragedie in mare dei migranti, alle loro peripezie, per sfuggire ad una realtà di guerra, di fame, di morte nel Paese natale, nel periglioso tentativo di approdare alla “Terra Promessa”, che significherebbe la salvezza.
Drammatico è il momento in cui il migrante, caduto in acqua durante la traversata, sente che le forze lo stanno pian piano abbandonando, che quel mare “per ora calmo e solidale con il mio essere” ora sta per inghiottirlo… “sento il sapore del mare/che comincia a penetrare/non riesco quasi più a respirare” e poi avverte di perdere il pensiero, la ragione. Il mare sta per soverchiarlo… è la fine della vita, è la fine di tutte le speranze di essere avvistato e salvato.
Il mare l’ha voluto con sé… “e piano piano mi sento perso/nell’oblio eterno”, conclude il poeta.
Gli ultimi due versi del componimento sono particolarmente poetici per la levità con cui l’autore descrive l’annegamento, sublimandolo nella sfera trascendente… “dell’oblio eterno” in cui il migrante si perderà per sempre, prono alle leggi di Natura.
Ciò riporta alla mente gli ultimi, stupendi versi de “L’Infinito” leopardiano “…così tra questa immensità s’annega il pensier mio/ e il naufragar m’è dolce in questo mare.//
Ma, mentre per il poeta recanatese il mare rappresenta una metafora del mare dell’Infinito e gli procura piacere e dolcezza, nel naufrago, che non raggiunge la salvezza, assume una connotazione reale, quindi negativa, di totale annientamento.

Recensione Prof. Ornella Antonucci

Marcinelle

Le idee ed i sentimenti che animano il racconto rivelano sentita e sincera partecipazione dello scrittore all’immane tragedia di Marcinelle, in quel lontano 8 agosto 1956, che non deve assolutamente cadere nell’oblio.

Colpisce, in particolare, la vibrante conclusione del brano, quell’ “ultimo lampo all’Italia e al mio paese” come scrive l’autore, di un migrante italiano in Belgio, in cerca di condizioni di vita migliori, ma che ha sempre nel cuore la propria patria, di cui va fiero; come pur emotivamente coinvolge la sua consapevolezza, anche se brevissima, di non rivedere mai più i propri cari, che “aspetteranno invano il mio ritorno”.

Il dolore e la nostalgia del migrante-minatore, costretto ad esiliare nel Secondo Dopoguerra, per sfuggire agli anni duri della ricostruzione, lasciando, forse per sempre, gli affetti più intimi, rimandano al sonetto foscoliano “A Zacinto” per l’analogo tema dell’esilio e dell’ “illacrimata sepoltura”.

Il minatore, prima di morire, rivolge l’ultimo pensiero alla sua terra ed alle persone amate lontane, che lo attenderanno invano; il Foscolo, lucidamente conscio di morire in terra straniera, privato del conforto di chi ama, sentenzia: “A noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura”.

Incisivo e sofferto è quel “Da lontano” isolato nel testo di Enrico Chiastra, come lapidaria epigrafe.

PRESIDENTE DEL PREMIO LETTERARIO E ASSOCIAZIONE PSPP:  SUSANNA MUSETTI

VICEPRESIDENTE ASSOCIAZIONE PSPP:  GIUSEPPE DI LIDDO